Tutti i veleni della Concordia

Persi tra le prediche di Celentano, la crisi economica globale ed i cinque centimetri di neve a Roma, sono rimasti in pochi a pensare a quella bomba ecologica in bilico sui costoni dell’isola del Giglio. In un video pubblicato dal quotidiano Il Tirreno e girato dall’ISPRA  si vede l’enorme nave da crociera che  «poggia, a poppa e a prua, su due soli speroni di roccia, uno dei quali all’apparenza profondamente lesionato».


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L’Ambiente? Non pervenuto!

In un Paese immerso nel XXI secolo, con una classe dirigente attenta al futuro dei propri figli, un ministero come quello per l’ambiente dovrebbe essere secondo solo a quello per l’economia. Il defunto Governo Berlusconi lo aveva praticamente cancellato. Sono disposto a pagare in contanti chi si ricorda di un’intervista rilasciata dal ministro per l’ambiente Prestigiacomo negli ultimi due anni. Nulla, niet, zero. Dall’incompetenza siamo passati all’assenteismo. Sandro Biagialli blogger  del Quotidiano.net, qualche giorno fa scriveva: “


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Parliamoci chiaro: l’unico Ministero del Governo Berlusconi che funziona (male) è quello dell’Economia. Tutti gli altri sono sub iudice e quando riescono a ritagliarsi qualche opportunità per proporre leggi, sono boicottati oppure nemmeno presi in considerazione. Uno dei Ministeri peggiori in questo senso è quello dell’Ambiente, presieduto dal (debolissimo) ministro Stefania Prestigiacomo. Già in passato avevamo dato qualche indizio circa l’inefficienza di questo Ministero, in particolare sulla “questione nucleare” dove le preoccupazioni del Ministro in merito si concentravano sul suo futuro elettorale più che sulla sicurezza dell’atomo. L’ultimo schiaffo ricevuto è stato l’abolizione del SISTRI, cioè del sistema di tracciabilità elettronica dei rifiuti. Questo sistema avrebbe permesso di rintracciare (via informatica) tutto il percorso compiuto da un rifiuto speciale fino al suo destinazione ultima: le centrali di smaltimento. Abolendo questo sistema (già di per se fallace) e lasciando solo il registro cartaceo come prova documentale del percorso di un rifiuto, questo nostro Stato ha indirettamente favorito tutta quella serie di attività illecite di smaltimento che nella maggior parte dei casi sono in mano alle cosiddette “ecomafie”. Ma già di per se il sistema SISTRI era non attuabile nelle modalità proposte dal ministero dell’Ambiente. Il perché ce lo spiega Anna Simone, sociologa ambientale, che dalle pagine del suo blog Ecospiragli ne ha seguito la storia passo passo.


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Una follia

Nel post del 18 Marzo scorso vi avevano parlato della figuraccia rimediata in un “fuori-onda” dal ministro dell’Ambiente Prestigiacomo. Ebbene in meno di un mese il ministro più contro l’Ambiente della storia della Repubblica ne ha combinata un’altra delle sue. Stavolta però le ripercussioni rischiano di creare danni per il futuro del nostro mare Adriatico. La notizia l’apprendiamo da il Fatto Quotidiano: la Prestigiacomo ha firmato con il ministro per i Beni e le attività culturali Giancarlo Galan il decreto n. 126 del 29 marzo 2011 per dare il via libera alla ricerca di idrocarburi nell’Adriatico, a pochi chilometri dalla riserva marina delle isole Tremiti. In particolare si affida alla società Petroceltic l’analisi dei fondali alla ricerca di greggio. Dovete sapere che questa società aveva già tentato in passato di operare lungo le coste dell’Abruzzo e si scatenò il pandemonio.

Purtroppo ora come allora il progetto in esame prevede l’uso di tecniche invasive come l’airgun che danneggeranno la pesca e gli animali marini, l’utilizzo di sostanze chimiche per la perforazione che sono dannose alla salute del mare, la cui composizione chimica la Petroceltic non rilascia e per cui non compie adeguate simulazioni numeriche. La perforazione dei pozzi viene attuata con l’intento di farli restare nei nostri mari per decenni a venire se produttivi. Il progetto chiede anche la necessita’ di smaltire a terra fanghi ed acque di risulta altamente tossici. Inoltre non vi e’ una adeguata discussione dei sistemi di sicurezza, che come insegna l’esplosione nel golfo del Messico, sono fondamentali anche a 24 km da riva.

Il nostro peggior ministro dell’Ambiente ancora una volta ha fatto bene (!) i suoi conti e ha considerato marginali i potenziali danni che tali attività di trivellazioni comportano. Ma ormai lo sappiamo: i suoi calcoli includono altri operandi che con l’ambiente nulla hanno a che vedere. Se con il nucleare era una questione di “tenuta” elettorale per questo decreto cosa dobbiamo pensare ?

 


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Eppure è un ministro!

In politica se ne sentono e leggono di tutti i colori, ma la politica italiana di questi tempi sembra rincorrere un record infinito di cattivi esempi e figuracce. L’ultima in ordine di tempo (ma già alla fine di questo post sarà probabilmente storia antica) è la figuraccia rimediata dal ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo.

Il tema è quello del nucleare in Italia e in un clamoroso fuori onda s’è sfogata con il titolare dell’Economia Giulio Tremonti dicendo: “”E’ finita. Non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare – ha detto – non facciamo cazzate: dobbiamo uscirne ma in maniera soft”.Solo pochi giorni fa aveva definito “avvoltoi” quelli che chiedevano un ripensamento delle scelte nucleariste del governo alla luce del disastro giapponese.

Quello che emerge da questa figuraccia è la certezza di un ministro che di sicuro considera marginale l’importanza del ruolo che ricopre, è totalmente disinteressata alle reali problematiche che la costruzione di una centrale nucleare in Italia comporterebbe e pensa esclusivamente agli interessi della casta a cui appartiene. Le motivazioni che le possono fare cambiare idea non sono di ordine morale o sociale (siamo ingenui ma così dovrebbe essere) ma meramente politiche (nel senso dispregiativo del termine). E’ un modus-operandi tipico di questi politici d’accatto che si svendono per pochi soldi agli interessi del potente di turno.

La Prestigiacomo non fa eccezione: se ne infischia del proprio Paese, degli italiani che l’hanno votata e guarda solo al mantenimento dei propri privilegi. Quello che fino a ieri sembrava senso di europeismo e di conformità al pensiero della UE in realtà era solo un modo come un altro per prendere tempo in attesa di sapere dove tirasse il vento.

 


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Dritti verso il nucleare

ROMA – Il decreto taglia incentivi rischia di fermare gli aiuti alla produzione di energia solare dal gennaio 2014. Gli incentivi al solare fotovoltaico verrebbero infatti ‘tagliati’ a decorrere dal 1 gennaio 2014, o al raggiungimento del ‘limite’ fissato in 8.000 Megawatt di potenza. Questa la disposizione contenuta nella proposta di decreto – 43 articoli suddivisi in nove titoli – che dovrebbe essere portato all’esame del prossimo Consiglio dei Ministri.

La questione relativa agli incentivi viene trattata all’ articolo 23 (‘disposizioni transitorie e abrogazioni’) comma 11 lettera ‘d’ che abroga ”la trattabilita’ degli incentivi” a decorrere dal primo gennaio 2014 (norma contenuta all’articolo 7 del decreto legislativo n.387/03). Nel caso in cui – prosegue il testo del provvedimento – ”l’obiettivo per il solare fotovoltaico” fissato a 8.000 megawatt per il 2020 venisse raggiunto prima e’ ”sospesa l’assegnazione di incentivi per ulteriori produzioni da solare fotovoltaico”. Questo – si legge nel decreto – fino a nuova ”determinazione” da parte del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Ambiente, sentita la Conferenza unificata.

Ambientalisti: no al decreto taglia solare. Fermare il provvedimento sulle rinnovabili che dovrebbe finire sul tavolo del consiglio dei ministri di mercoledi’. A chiederlo, oggi in una conferenza stampa tenuta sul largo marciapiede di fronte al ministero dello Sviluppo Economico, le associazioni ambientaliste (tra cui Legambiente, Wwf Italia, e Greenpeace) insieme con il mondo delle aziende e dei produttori (Assosolare, Aper, Asso energie future) denunciando ”l’inesorabile blocco delle fonti rinnovabili” che sarebbe prodotto dall’entrata in vigore di queste norme. Il nodo principale del decreto legislativo (in attuazione di una direttiva comunitaria) riguarda il ‘tetto-limite’ che verrebbe imposto dal provvedimento al solare fotovoltaico, che non permetterà più di percepire gli incentivi una volta che vengano raggiunti gli 8.000 megawatt totali di potenza.

Una soglia – spiegano i manifestanti – alla quale saremo vicini già questa estate, in base alle stime fornite dal Gse che parla di 7.000 megawatt a giugno 2011. Il risultato, secondo le associazioni e gli imprenditori delle rinnovabili, sarebbe uno stop agli incentivi che inciderebbe anche su quegli impianti in attesa dell’allaccio alla rete con ”conseguente perdita dell’ investimento”, oltre che su quelli in fase di progettazione che non avrebbero i finanziamenti dalle banche. I punti principali del provvedimento sono tre: ‘tetto’ al fotovoltaico a 8.000 megawatt; taglio retroattivo del 30% per gli incentivi per l’eolico; sistema di aste al ribasso per i nuovi impianti.

Produttori: decreto contrario alle norme. ”Il decreto legislativo si muove in aperto contrasto con lo spirito sia della direttiva”, che recepisce, sia della ”normativa italiana in essere”. In questo modo Assosolare, Asso energie future, e Grid parity esprimono le loro preoccupazioni per il decreto rinnovabili scrivendo una lettera indirizzata ai ministri dell’Economia Giulio Tremonti, dello Sviluppo economico Paolo Romani, e dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

”L’intervento del ministero dello Sviluppo economico e conseguentemente del consiglio dei ministri – affermano nella lettera – dovrebbe muoversi anche nel senso di considerare il mondo delle energie rinnovabili e del fotovoltaico come un volano di crescita imprenditoriale e della filiera nazionale”. Con quanto contenuto nel testo del decreto all’articolo 23 comma 11 lettera ‘d’ – dicono – e’ ”evidente che non vi sia alcuna intenzione di sviluppare e sostenere in alcun modo le fonti rinnovabili, come richiesto dalla normativa europea”.

La paura è che ”gli obiettivi comunitari di consumo di energia da fonti rinnovabili” siano stati identificati piu’ ”come soglie invalicabili che non come obiettivi da raggiungere”. A proposito dell’obiettivo degli 8.000 megawatt, c’è il ”rischio” che, una volta raggiunti, non vengano più ”riconosciuti incentivi nè agli impianti già autorizzati, con un effetto retroattivo, nè tanto meno a quelli in via di autorizzazione”. Inoltre, ”nell’immediato futuro” non si sa ”a quale tipo di regime incentivante gli impianti fotovoltaici potrebbero essere sottoposti entro il primo gennaio 2014, se si raggiungessero prima gli 8.000 megawatt”.
Romani: interrompere meccanismo degli incentivi. ”Bisogna interrompere un meccanismo” di incentivazione all’energia rinnovabile che ”è costato 20 miliardi di euro tra il 2009 e il 2010 agli italiani”. Lo sostiene il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani che partecipa al confronto tra imprese lombarde e governo in corso all’Unione commercianti di Milano.

”Noi – ha spiegato – siamo un paese prevalentemente manifatturiero, molte aziende pagano l’alto costo dell’energia e il costo delle rinnovabili è sulle spalle dei cittadini italiani che in conto bolletta hanno pagato 20 miliardi di incentivi tra il 2009 e il 2010 in cambio del 4,5% di energia prodotta”. Secondo Romani, ”bisogna interrompere questo tipo di meccanismo”.


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Se ne vanno sempre i migliori

Erano un po di post che non m’incazzavo così e faccio davvero fatica a scrivervi questo episodio che ho letto su Repubblica.it a proposito del Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo.

Per chi volesse leggersi l’ottimo articolo di A.Caporale segua il link qui sopra,  per tutti gli altri cercherò di riassumere.

Dovete sapere…

per chissà quale oscura ed irripetibile coincidenza il precedente Ministro dell’Ambiente e il presidente della Regione Campania per la prima e unica volta avevano designato la persona giusta al posto giusto nel sociologo Domenico De Masi come presidente del Parco Nazionale del Cilento.

Persona capace e fuori dai soliti giochi politici fatti di merda e mazzette si era rimboccato le maniche e riorganizzato la struttura gestionale del Parco che era stato trasformato in una pattumiera di corruzione e collusioni disoneste. “Ha rivoluzionato l’organizzazione del personale e ridato a persone che erano state abituate soltanto a sbadigliare, capacità di azione e autonomia professionale.” [cit. Articolo Repubblica.it]

«Al mio arrivo l’organizzazione degli uffici dell’Ente era a dir poco arcaica, non esisteva neppure un organigramma e la formazione dei dipendenti era del tutto assente. Mancava perfino un addetto alla comunicazione» ha detto De Masi.

A questo punto il neo Ministro dell’Ambiente a causa di “pressioni dal territorio…” (leggasi = quelli che prima mangiavano devastando e imbrogliando) ha ritenuto opportuno accettare le dimissioni che De Masi aveva dato poiché nominato da un precedente governo non più in carica.

Ma, poichè c’è ancora chi non s’è assuefatto alle solite facce di culo che si vedono in giro, si è scatenato il putiferio con raccolte di firme e infiammati blogs per protestare contro questa decisione.

Spero con questo post di dare il mio contributo affinché persone valide come il prof. De Masi rimangano al loro posto e facciano il loro lavoro con onestà morale ed intellettuale standosene alla larga da politici collusi e dalla schiena china.

 


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