Il prezzo dell’orgoglio.

Ieri è stato celebrato il decimo anniversario degli attentati dell’11 Settembre 2001. Quel giorno con il crollo degli edifici del World Trade Center, lo schianto al Pentagono e quello a Shanksville sono morte quasi 3000 persone: per lo più americani, ma anche cittadini di altri Paesi. Infatti le commemorazioni di ieri hanno avuto luogo non solo a Manhattan ma anche in altre parti del mondo.


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Anche il Vaticano alla fine non ha potuto fare a meno di dirlo: la guerra (unilaterale) in Libia è inutile. I risultati raggiunti dagli esportatori di democrazia (con la d minuscola) sono stati stragi di civili ed esodi di massa di migliaia di disperati verso le coste italiane. Ancora una volta quella che doveva essere una guerra lampo ha messo in luce l’inutilità del mastodontico apparato bellico della NATO che, servo delle politiche interne dei Paesi dell’unione, non è stato in grado di “risolvere” la questione Gheddafi e difficilmente lo farà nei prossimi mesi.


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Gli amici se ne vanno

La Libia per forza di cose non è, per noi italiani, un Paese del Nord Africa come gli altri. Dal punto di vista economico rappresenta un partner strategico di non secondaria importanza e senza dimenticare i trascorsi storici coloniali di mussoliniana memoria. Ma da parte del nostro Governo e dell’Europa, un assordante silenzio ha, finora, contraddistinto le giornate di rivolta della popolazione libica nei confronti del dittatore, assassino del suo popolo, Gheddafi.

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Aiutateli!

Ė notizia di queste ore che un nuovo incidente mortale ė occorso a due operai che lavoravano per il contenimento del greggio in uscita dal pozzo distrutto nelle profondità del golfo del Messico.

La marea nera che sta devastando l’area del Golfo con 100.000 (centomila!) barili di petrolio al giorno ė inarrestabile e a questo punto nemmeno la BP (il cui amministratore delegato se ne va in regata) é più in condizioni di trovare una soluzione. Nessuno sa più cosa fare, nessuno ha più idee da sperimentare per tappare questa maledetta falla.


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Il male nero

Eccomi.

Passata la settimana iPad e i problemi con la webcam che sono continuati ben oltre l’ultimo post pubblicato su questo blog, finalmente trovo qualche minuto del mio tempo libero da dedicare alle mie personali considerazioni riguardo “l’incidente” del Golfo del Messico. Quelli che mi seguono su queste pagine si saranno certamente ritrovati a caricare la pagina nera della vergogna o avranno visto le immagini in diretta della webcam nel Golfo (per gli impazienti che mi scrivono che non funziona gli suggerisco di aspettare qualche secondo in più prima di chiudere la pagina).

Mi ci sono voluti giorni per cercare di capire come fosse stato possibile ed oggi, quando ancora milioni di litri di petrolio si riversano in mare sono arrabbiato, deluso ma fondamentalmente rassegnato.

Come sia potuto accadere che una piattaforma petrolifera abbia ricevuto l’autorizzazione a trivellare a 1500 metri di profondità ce lo dovranno spiegare un giorno ma quello a cui abbiamo assistito dopo l’incidente è stato ancora più indecente. Dapprima la mancata valutazione della reale entità dell’incidente anche da parte del Governo americano che per primo dovrà certamente assumersi le proprie responsabilità (e le conseguenze da esse derivanti) poi quelli della BP che, incapaci, hanno goffamente tentato soluzioni che con un minimo di cervello acceso avrebbero dovuto essere scartate fin da subito (esemplare la campana d’acciaio che avrebbe dovuto tappare la falla non tenendo conto delle basse temperature a tali profondità). Nel frattempo milioni di barili di petrolio hanno continuato e continuano a riversarsi in mare: il WWF ha dichiarato che serviranno 50 anni affinché tutto torni alla normalità. Io credo ne serviranno molti di più. Il Presidente Obama ha promesso calci in culo ai responsabili ma credo che sarebbe stato meglio non averlo dato via prima: il potere delle compagnie petrolifere e la loro liquidità in moneta sonante è sempre stato un riferimento per tutti gli aspiranti presidenti e Obama non è stata un’eccezione. Dunque di chi è la colpa di chi ?

Chiudo con CHRIS HEDGES che a proposito della BP (la compagnia petrolifera proprietaria della piattaforma d’estrazione che ha causato il disastro) ha scritto un articolo che ha chiamato
“BP E I “PICCOLI EICHMANN”.”

Vi cito un paragrafo.

“Le culture che non riconoscono alla vita umana e al mondo naturale una dimensione sacra, un intrinseco valore che va oltre quello monetario, cannibalizzano se stesse fino a morire. Sfruttano implacabilmente il mondo naturale e i membri delle sue società nel nome del progresso fino all’esaurimento o al collasso, incapaci di vedere la propria ferocia autodistruttiva.

Il riversamento del petrolio nel Golfo del Messico, che si stima possa essere perfino di 100.000 barili al giorno, fa parte della nostra demenziale marcia verso la morte. È un ulteriore colpo assestato dallo Stato corporativo, lo scambio della vita per i soldi. Ma in questo caso il collasso, quando arriverà, non sarà confinato alla geografia di una civiltà decaduta. Sarà globale.”


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Delusi

E’ passato più di un anno da quando Barack Obama ha vinto le elezioni per diventare il 44° Presidente degli Stati Uniti: una vittoria carica di emozioni e di speranze per un mondo migliore.  Un post  nel nostro blog, che risale proprio a quel periodo, s’intitolava “Invidia”.

L’invidia era per i fortunati cittadini americani e offriva lo spunto a quanto gli Stati Uniti e di conseguenza il resto del Mondo sarebbe potuto cambiare grazie all’elezione di Obama e a tutto il suo carico di promesse. Ma da quel 20 Gennaio 2009 cosa è realmente cambiato?  Il primo Presidente afro-americano della Storia ha davvero intrapreso la strada delle riforme come tutti, noi compresi, ci aspettavamo ?

In realtà le cose sono andate (finora) diversamente e quel vento di riforme e di rivoluzione non s’è neppure alzato.

La guerra in Afghanistan? Con Obama le truppe sul fronte sono aumentate di 30000 unità e la guerra ai ribelli Talebani è ben lungi dal finire.

La riforma sanitaria? Avrebbe dovuto portare l’assistenza sanitaria gratuita a tutti i cittadini americani ma s’è arenata dopo lo storico si della Camera.

Green economy? Può attendere. Obama sceglie di finanziare la costruzione di due nuove centrali nucleari in Georgia. Per non citare poi l’esito disastroso del vertice Onu sul clima di Copenaghen anche per lo scarso interesse, la svogliatezza dimostrata dai “grandi”.

La pace? Il fin troppo frettoloso premio Nobel per la Pace avrebbe dovuto fornire lo stimolo ad un impegno ancora maggiore ma purtroppo non è andata così.

E’ ovvio che problemi così endemici non si potevano risolvere con il colpo di una bacchetta magica ma certamente la direzione intrapresa per la risoluzione di alcuni non è quella promessa in campagna elettorale (modi e tempi) e gli americani a differenza di noi italiani su queste cose hanno la memoria lunga.

Ci affidiamo al commento di Marco D’Eramo che si dichiara fan di Obama deluso a metà: “e se Obama avesse fatto promesse che sapeva di non poter mantenere e che il gruppo che ha accanto è l’espressione diretta dei gruppi di potere che hanno assecondato la sua ascesa al trono imperiale?

Il gruppo dirigente di Obama è espressione delle stesse multinazionali del gruppo dirigente di Bush: è la casta che dirige lo stesso blocco sociale. Non farà niente che non venga autorizzato dai suoi dante causa.”


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“Abbiamo perso la Luna”

Purtroppo è successo. Il tanto atteso programma spaziale Constellation che avrebbe dovuto riportare l’uomo sulla Luna nel 2011, 50 anni dopo le storiche missioni Apollo degli anni 60 e 70 non si farà più o almeno è stato rinviato di un qualche decennio. La crisi economica mondiale e le difficoltà nel reperire fondi per le elevate spese che questo programma spaziale avrebbe richiesto hanno alla fine scoraggiato anche il Presidente degli Stati Uniti  Obama.

Con gli Shuttle ormai giunti alla fine della loro esistenza (mancano 5 missioni al disarmo) e la stazione spaziale internazionale su cui si sono puntati i maggiori investimenti economici ci siamo tutti bruscamente risvegliati da quel sogno in cui e  rivedevamo o vedevamo, a seconda dell’età, l’uomo calpestare il suolo lunare.

Scopo del programma era quello di stabilire se fosse stato possibile insediare un equipaggio umano in modo permanente sulla Luna e testare tutta quella nuova tecnologia che ci avrebbe consentito di raggiungere Marte. Per ora nulla di tutto ciò sarà realizzato e nonostante il


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Invidia

In questi giorni pensavo con un pizzico di invidia ai cittadini americani che festeggiano la loro speranza in un nuovo inizio… comunque vada, loro hanno nuove aspettative e forse stanno vivendo un momento di entusiasmo, che è già qualcosa.

Si perché quello che noi non abbiamo più è proprio l’entusiasmo di emozionarci.
Ma la speranza quella no!!!! Non dobbiamo e non possiamo perderla.

Tino S.

 

 


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