iPad 3: è ancora rivoluzione?

Come sapete le mie recensioni sono sempre piuttosto informali. Caratteristiche tecniche e altre amenità le potete trovare ovunque su internet, io preferisco concentrare l’attenzione sulle prime impressioni, sensazioni d’uso…giudizio da utente smaliziato. Quindi nelle prossime ora, qui troverete una sorta di racconto breve su quello che mi è piaciuto e non sul nuovo iPad (così Apple lo chiama). Il suo arrivo in Italia, atteso come quello di Babbo Natale, è per stanotte. Io l’ho provato (ed acquistato) in anteprima per il blog.


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Apple a tutto consumer!

Loro, quelli di Apple, sono diventati famosi per lo spot sul nuovo Macintosh del 1984 ispirato a “quel” 1984 di Orwell: il grande fratello comunicatore che tutto vede e controlla. Ora che sono diventati proprio come gli odiati conformisti e monopolisti di quel libro le cose sono parecchio cambiate e la svolta che la casa di Cupertino si è imposta è stata un bel calcio al Think Different e un abbraccio a tutto tondo del mercato consumer . Ve li ricordate i bei tempi dell’anticonformismo quasi anarchico di Apple? Rinfrescatevi la memoria con un spot ormai démodé.


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Ebook: per tutti, per nessuno!

Circa un anno fa scrissi un post che titolai “Cronaca di una morte annunciata”. Indossato l’abito che fu di mago Merlino predissi la breve vita che avrebbe avuto l’editoria digitale in Italia. Avevo ragione? Avevo torto? Come stanno le cose un anno dopo?


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iPad 2: la recensione

Premessa.
In realtà questa premessa sarebbe dovuta essere un post ben più lungo, post al quale ho rinunciato quando ho avuto l’occasione di scrivere la recensione del nuovo iPad e quindi evitare che questo blog fosse troppo Apple-centrico. Dunque le cose stanno così: Apple è cambiata. Da tempo il “think different” sembra essere diventato solo un nebbioso ricordo per i più addicted. Il mercato si è allargato oltre ogni previsione e di trimestre in trimestre Steve Jobs e soci hanno tramutato la filosofia del “pensa diversamente” in “vendi sempre di più”. Cosa ha comportato questo? Che i prodotti (tutti) hanno subito un crollo verticale a livello di processo costruttivo con differenti specifiche per i materiali usati. La tanto famosa qualità Apple è ormai quasi del tutto scomparsa. Oggi riuscire ad acquistare un prodotto della mela senza averlo cambiato almeno una volta è roba quasi da fortunati. Ormai tanti sono i fornitori di materie prime (display, plastiche e altre componenti hardware) che difficilmente due iMac l’uno di fianco l’altro saranno uguali. Ecco quindi che troviamo display gialli, macchiati, con il vetro sporco o pieno di polvere, sensori di temperatura che fanno impazzire le ventole, superdrive rumorosi, ecc. L’esempio fatto per gli iMac è il medesimo anche per altri prodotti di Apple: iPad con la polvere sotto il display, pixel bruciati, aree più luminose, case già graffiati o sporchi. Tutto questo tra le “spallucce” di chi vende e che vi cambierà il vostro iMac anche diverse volte ma con risultati differenti solo nelle problematiche. Apple deve cambiare, deve farlo in fretta magari anche rinunciando ad un po di mercato perché questi ritmi di vendita sono diventati insostenibili per chi dichiara di produrre tecnologia di qualità. Se questo cambio di rotta non dovesse avvenire prima o poi sempre più persone cominceranno a mettere in discussione ciò che prima si dava per scontato e sinonimo del marchio della mela: la qualità.


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Tutta colpa dei fotografi

Ultimamente sono stati parecchi gli onorevoli pizzicati in pieno cazzeggio parlamentare, ricordiamo tutti – giusto? – quegli iPad sintonizzati su videogiochi e siti di gran mignotte. Ecco, e ora vi chiedo, così, a naso, quale può essere stata la reazione di questi Onorevoli? …

Magari la seguente?:

Chiediamo scusa a tutti gli italiani, il Parlamento è il luogo sacro della democrazia, e non possiamo umiliarlo con comportamenti del genere. Inoltre siamo dei privilegiati, i politici più pagati d’Europa, e l’immagine che abbiamo dato non è in alcun modo giustificabile, soprattutto in un periodo come questo. Non accadrà più.

Ehm, no, purtroppo la reazione non è stata questa. Ma


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Premessa: noi italiani leggiamo poco e quasi sempre stronzate.

Però un minimo d’interesse, anche solo per dare un’occhiata, più di qualcuno l’ha data a quei lettori di libri elettronici che prendono il nome di ebook-reader e che promettono di restituire (quasi) l’esperienza di lettura del classico libro stampato su carta. Ora perché mai dovrebbero essere più interessanti e vantaggiosi di un semplice libro stampato? Basandosi su tecnologia e-ink o più classica lcd questi ebook reader possono ospitare migliaia di titoli con il solo peso del dispositivo (nell’ordine di pochi grammi), fare risparmiare tonnellate di carta (leggi alberi) e di CO2 (leggi trasporti). Inoltre un ebook quasi sempre costa meno della corrispondente versione “classica” su carta stampata. I lettori di libri elettronici più famosi? Amazon Kindle e Apple iPad.

In Italia, come quasi sempre accade quando si tratta di rompere qualche tabù, l’editoria digitale è stata finora quasi del tutto assente. Fatta eccezione per qualche blando tentativo iniziale di editori semi sconosciuti, i grandi sono stati alla larga da questa rivoluzione digitale e di certo i primi tentativi di portare i quotidiani su iPad si sono rivelati (per noi) anti economici e poco attraenti (poco più che pdf senza alcun materiale interattivo aggiuntivo).

Ma a detta di


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iPad: la recensione

“La tavoletta più attesa dopo quelle che Dio diede a Mosè”. Così un giornalista del WSJ ha definito il momento del lancio del nuovo prodotto Apple.

Dopo tre giorni d’uso piuttosto intenso possiamo trarre qualche conclusione ma non prima di avervi detto che il modello in mio possesso è il 32Giga 3G.

DESIGN.
L’aspetto estetico dei prodotti Apple è sempre stato un punto di riferimento per tutti, concorrenza inclusa. L’uso di materiali come il vetro e l’alluminio è straordinario e costituisce a tutt’oggi un “unicum” del settore informatico (cloni esclusi). Anche l’Ipad, da questo punto di vista, non tradisce le regole: un unico pezzo di alluminio senza viti o agganci anti-estetici che viene chiuso con una lastra di vetro lucido. Minimalista, quindi geniale. Per i possessori dei modelli 3G questo capolavoro d’arte moderna viene un po disturbato dalla presenza di una striscia di plastica nera che nasconde le antenne GSM e UMTS: inevitabile ma, come poi vedremo, i risultati in termini di sensibilità alla rete sono eccellenti.


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La misura di un uomo

In questi giorni una degli eventi d’economia che più sta facendo notizia e preoccupando gli analisti non è l’ennesimo aumento del prezzo del petrolio ma la salute fisica di un solo uomo.

Il presidente degli Stati Uniti d’America? No.

Quest’uomo è Steve Jobs, 53 anni, CEO(Chief Executive Officer)di Apple, la nota azienda produttrice dell’ultra noto iPod, dello strameganoto iPhone e dello storico Mac. Se sta male lui allora sono guai per tutti.

Nell’ultima convenction tenuta da Apple lo scorso mese a San Francisco è apparso notevolmente dimagrito e stanco. In seguito Jobs pare sia stato operato ed ora tutto sta procedendo per il meglio. Bene per lui, bene per la Apple ed in fondo per noi visto quanto il marchio della mela morsicata è cambiato in questi anni sfornando lettori mp3 e computer sempre più interessanti.

Quello che mi lascia perplesso, che mi ha fatto scrivere l’ultimo post della settimana, è il commento di un analista che ha detto : ”Se la Apple vuole considerare la salute di Jobs un fatto privato, deve trasformarsi in società privata e ritirarsi dalla Borsa.”

E’ così. Ormai alcuni esseri umani sono vincolati dall’itinere, per molti di noi astratto e apparentemente casuale, della borsa. Se Jobs sta male allora le azioni della Apple scendono, se si sente meglio allora le azioni salgono.

Che ne pensate ? Think different.


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