Il fumo nero!

E’ il terzo post, questo mese, in cui mi soffermo sui problemi attinenti alla nostra realtà locale. Mi riferisco a Rieti e alla nostra provincia: la Sabina. Anche stavolta l’attenzione del blog si è concentrata su una questione ambientale che rischia di cambiare per sempre le nostre vite. Come troppo spesso accade da queste parti, pochi sembrano conoscere quello che sta per accadere, molti sono disinteressati al tema.

Fino a qualche tempo fa, le manifestazioni di protesta della popolazione campana sulla realizzazione di eco valorizzatori e centrali a biomasse, sembrava essere una preoccupazione di meno per noi. Ben presto quella realtà potrebbe entrare a far parte anche del nostro quotidiano. Ci riferiamo alla concreta possibilità che nella provincia di Rieti siano realizzate delle centrali che utilizzano combustibili fossili per produrre energia. Se vi fate un giro su internet scoprirete quanto comuni e regioni siano stati fuorviati o peggio conniventi sulle problematiche insite in questo tipo di combustibili. Molti di voi probabilmente sulle centrali biomasse conoscono numerosi presunti vantaggi economici e addirittura ambientali. Vi avranno raccontato, ad esempio, che il CO2 prodotto nella combustione viene riassorbito dalle piante presenti intorno alle centrali, che si tratta di combustibile naturale e quindi non inquinante e che lavora esattamente come le vostre stufe a pellet.

Ahinoi, la realtà è un po diversa e molto meno “verde”. Il dott. Federico Valerio dell’Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro, (Genova) ci chiarisce le idee. Prendetevi 5 minuti per leggere fino in fondo quello che segue. Questa è una sintesi, mentre a questo link troverete la relazione completa.


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Tutti i veleni della Concordia

Persi tra le prediche di Celentano, la crisi economica globale ed i cinque centimetri di neve a Roma, sono rimasti in pochi a pensare a quella bomba ecologica in bilico sui costoni dell’isola del Giglio. In un video pubblicato dal quotidiano Il Tirreno e girato dall’ISPRA  si vede l’enorme nave da crociera che  «poggia, a poppa e a prua, su due soli speroni di roccia, uno dei quali all’apparenza profondamente lesionato».


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In debito con il Pianeta

È un po’ come quando, alla terza settimana del mese, i soldi sono già finiti: trovare il modo di arrivare al traguardo, di stringere la cinghia per qualche giorno ancora, può diventare un esercizio molto difficile. C’è il rischio di dover fare debiti; e i debiti, presto o tardi, si pagano.


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Detriti!

Nei giorni scorsi s’è parlato molto sui media di un possibile impatto del morente ed incontrollabile satellite UARS sull’Italia. Come i non catastrofisti sapevano, le probabilità di una simile evenienza erano praticamente trascurabili: nell’ordine dello 0,9%. L’episodio è comunque servito a riaccendere il dibattito circa gli innumerevoli residui di satelliti, razzi vettori, borse per gli attrezzi (!) e quant’altro che orbitano sulle nostre teste e che rischiano ogni giorno di caderci addosso. Nel gergo astronomico sono chiamati space debris ovvero spazzatura spaziale. Di quanto questo fenomeno sia potenzialmente pericoloso per la nostra incolumità lo vediamo da alcune statistiche rilevate dal sito web della NASA dedicato alla spazzatura spaziale:


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    Da Greenpeace Italia arriva una nuova ed importante campagna d’informazione contro le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Con il solo spirito goliardico ed indipendentista che li contraddistingue stavolta puntano il dito (e a ragion veduta) contro Volkswagen ed in tre punti ci spiegano perché:


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    La monnezza di Silvio

    In Campania continuano i disordini a causa dell’emergenza spazzatura. Ma Berlusconi non l’aveva risolta? Non aveva fatto uno dei suoi miracoli italiani? Evidentemente no.

    Tutto ciò che Berlusconi e il suo fido Bertolaso avevano fatto era nascondere la sporcizia sotto il tappeto. L’avevano presa e spostata, tutto lì. E non era stata nemmeno un’operazione senza danni. Per farla avevano allegramente inquinato zone stupende, intossicato falde ecc. Ma tanto chi se frega? Mica ha la villa lì il buon Silvio!

    Come sempre accade quando si nasconde la spazzatura, ora sta ripresentandosi il problema. Cosa fa allora il governo dell’amore? Manda la polizia dell’amore a manganellare (amorevolmente, intendiamoci) la gente e impone la sua politica fregandosene allegramente della volontà della gente e dei suoi diritti. Tipico delle democrazie!
    La cosa più schifosa però è che il nostro governo continui a presentare le discariche e gli inceneritori come unica soluzione quando semplicemente NON E’ VERO! Gli inceneritori sono una sconfitta della civiltà, distruggono quello che invece andrebbe trattato come una risorsa e producono inquinamento che si tramuta in tumori!

    Quel che bisogna fare è introdurre un sistema diverso di gestione della spazzatura. Prima di tutto bisogna ridurre i rifiuti. Riducendo gli imballaggi inutili si può far diminuire la produzione di monnezza del 40%. Secondariamente è necessario fare la differenziata in modo serio, con una normativa che sia nazionale e che sia applicata. Non si può lasciare ai comuni la politica sulla raccolta differenziata. La maggioranza dei comuni non ha i mezzi e le competenze per effettuare la cosa in modo ottimale. Quel poco che rimane indifferenziato va portato in appositi impianti che dividono i diversi tipi di rifiuti. Attraverso magneti separano il ferro, con una corrente di Coulomb si separano i materiali metallici non ferrosi e con un getto d’aria i materiali leggeri come plastica e carta. Quel che resta alla fine è maceria inerte che può essere usata nell’edilizia o per fare riempimenti. Perché di questi impianti, che esistono da anni, in Italia non ce ne sono e non se ne parla?

    Perché da noi si sceglie sempre il peggio?

    In Campania non si può nemmeno parlare più di emergenza. Dal primo momento sono ormai passati quasi due anni. Perché in questo tempo non si è fatto nulla per risolvere davvero il problema? Forse non c’era l’intenzione…
    Del resto si sa che sulla spazzatura e la sua gestione scellerata la camorra ha grandi interessi e si sa che nel partito del premier c’è un certo Cosentino, l’amichetto dei camorristi. Sarà solo un caso?

    Resta il fatto che il governo dell’amore e del fare non ha saputo fare nulla di buono e sta reprimendo ogni dissenso a manganellate. Berlusconi è stato talmente inefficiente e inetto nella gestione di questa cosa da aver portato la gente alla rivolta. Mi ricorda un certo Luigi XVI. Non dico che debba fare la stessa fine. Quei tempi per fortuna sono passati. A me basterebbe vedere Silvio Berlusconi fuori dalle sale del governo e dentro una bella sala di tribunale.

    Mi basterebbe non vedere più la monnezza per le strade e non sentire più la monnezza che esce copiosa dalla bocca di Berlusconi.

    Fonte:


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    Aiutateli!

    Ė notizia di queste ore che un nuovo incidente mortale ė occorso a due operai che lavoravano per il contenimento del greggio in uscita dal pozzo distrutto nelle profondità del golfo del Messico.

    La marea nera che sta devastando l’area del Golfo con 100.000 (centomila!) barili di petrolio al giorno ė inarrestabile e a questo punto nemmeno la BP (il cui amministratore delegato se ne va in regata) é più in condizioni di trovare una soluzione. Nessuno sa più cosa fare, nessuno ha più idee da sperimentare per tappare questa maledetta falla.


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    Il male nero

    Eccomi.

    Passata la settimana iPad e i problemi con la webcam che sono continuati ben oltre l’ultimo post pubblicato su questo blog, finalmente trovo qualche minuto del mio tempo libero da dedicare alle mie personali considerazioni riguardo “l’incidente” del Golfo del Messico. Quelli che mi seguono su queste pagine si saranno certamente ritrovati a caricare la pagina nera della vergogna o avranno visto le immagini in diretta della webcam nel Golfo (per gli impazienti che mi scrivono che non funziona gli suggerisco di aspettare qualche secondo in più prima di chiudere la pagina).

    Mi ci sono voluti giorni per cercare di capire come fosse stato possibile ed oggi, quando ancora milioni di litri di petrolio si riversano in mare sono arrabbiato, deluso ma fondamentalmente rassegnato.

    Come sia potuto accadere che una piattaforma petrolifera abbia ricevuto l’autorizzazione a trivellare a 1500 metri di profondità ce lo dovranno spiegare un giorno ma quello a cui abbiamo assistito dopo l’incidente è stato ancora più indecente. Dapprima la mancata valutazione della reale entità dell’incidente anche da parte del Governo americano che per primo dovrà certamente assumersi le proprie responsabilità (e le conseguenze da esse derivanti) poi quelli della BP che, incapaci, hanno goffamente tentato soluzioni che con un minimo di cervello acceso avrebbero dovuto essere scartate fin da subito (esemplare la campana d’acciaio che avrebbe dovuto tappare la falla non tenendo conto delle basse temperature a tali profondità). Nel frattempo milioni di barili di petrolio hanno continuato e continuano a riversarsi in mare: il WWF ha dichiarato che serviranno 50 anni affinché tutto torni alla normalità. Io credo ne serviranno molti di più. Il Presidente Obama ha promesso calci in culo ai responsabili ma credo che sarebbe stato meglio non averlo dato via prima: il potere delle compagnie petrolifere e la loro liquidità in moneta sonante è sempre stato un riferimento per tutti gli aspiranti presidenti e Obama non è stata un’eccezione. Dunque di chi è la colpa di chi ?

    Chiudo con CHRIS HEDGES che a proposito della BP (la compagnia petrolifera proprietaria della piattaforma d’estrazione che ha causato il disastro) ha scritto un articolo che ha chiamato
    “BP E I “PICCOLI EICHMANN”.”

    Vi cito un paragrafo.

    “Le culture che non riconoscono alla vita umana e al mondo naturale una dimensione sacra, un intrinseco valore che va oltre quello monetario, cannibalizzano se stesse fino a morire. Sfruttano implacabilmente il mondo naturale e i membri delle sue società nel nome del progresso fino all’esaurimento o al collasso, incapaci di vedere la propria ferocia autodistruttiva.

    Il riversamento del petrolio nel Golfo del Messico, che si stima possa essere perfino di 100.000 barili al giorno, fa parte della nostra demenziale marcia verso la morte. È un ulteriore colpo assestato dallo Stato corporativo, lo scambio della vita per i soldi. Ma in questo caso il collasso, quando arriverà, non sarà confinato alla geografia di una civiltà decaduta. Sarà globale.”


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    C’era una volta GAIA: un piccolo pianeta, il terzo distante da una stella chiamata Sole. La sua straordinarietà era quella di essere l’unico pianeta del sistema solare ad ospitare la Vita e tra le molteplici che lo abitavano ce n’era una chiamata uomo. Gli uomini erano, apparentemente, le forme di vita più intelligenti che GAIA ospitava. All’inizio il rapporto era di reciproco rispetto, l’uomo pur moltiplicandosi in maniera esponenziale di anno in anno, non consumava più di quanto avesse bisogno. Ma un giorno, che GAIA ricorda “del ferro”, tutto cominciò a cambiare: lentamente ed inesorabilmente. L’uomo era diventato sempre più avido e per fini diversi da quelli del mantenimento della propria esistenza aveva cominciato ad utilizzare le risorse del Pianeta in modo sempre più sproporzionato. Egli non si curava di quanto GAIA soffrisse: abbatteva milioni di alberi, uccideva i propri mari, inquinava l’aria con fumi venefici.

    GAIA non capiva: com’era possibile che l’uomo stesse uccidendo il proprio habitat senza che se ne rendesse conto? Come potevano quei piccoli bipedi non rendersi conto che stavano minacciando la loro stessa esistenza ? Niente. Ogni giorno uomini sempre più malvagi ed avidi infierivano su GAIA nell’indifferenza di altri uomini. Gli altri abitanti del Pianeta si rendevano conto di quanto stesse accadendo, ma non potevano intervenire, non riuscivano a fermare lo sterminio. Avevano provato, ma invano.

    Così un giorno, all’improvviso, tra lo sconcerto degli uomini e la rassegnazione degli altri, GAIA emise un ultimo lungo lamento e morì.

    Lambro [23 Febbraio 2010]
    Barriera Corallina [4 Aprile 2010]
    Golfo del Messico [25 Aprile 2010]

     


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    Inquinamento differenziato!

    In questi giorni la politica reatina, come del resto quella di tutta Italia, si spertica in demagogiche disquisizioni sul nostro (non loro!) futuro nello stile tipico del periodo pre-elettorale: lo stile promessa.

    Nel frattempo i risultati della battaglia sulla raccolta differenziata continuano con successo.  Ovviamente il tono è quello dell’ironia. La città di Rieti è all’ultimo posto nella regione Lazio per questo genere di attività con il 5% di raccolta differenziata sul totale. (


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