…e intanto in Egitto i proiettili sparati contro i ragazzi di Piazza Tahrir sono prodotti in Italia dall’azienda Fiocchi.


continua

Anche il Vaticano alla fine non ha potuto fare a meno di dirlo: la guerra (unilaterale) in Libia è inutile. I risultati raggiunti dagli esportatori di democrazia (con la d minuscola) sono stati stragi di civili ed esodi di massa di migliaia di disperati verso le coste italiane. Ancora una volta quella che doveva essere una guerra lampo ha messo in luce l’inutilità del mastodontico apparato bellico della NATO che, servo delle politiche interne dei Paesi dell’unione, non è stato in grado di “risolvere” la questione Gheddafi e difficilmente lo farà nei prossimi mesi.


continua

Il titolo provocatorio del post di oggi prende spunto dalla prima pagina del TIME di questa settimana. Il giornale americano nel numero dedicato ai festeggiamenti per il 4 Luglio (giorno dell’indipendenza americana), in un lungo ed elaborato articolo si chiede se la Costituzione (la loro) abbia ancora un valore o se sia giunto il momento di rivederne i contenuti o persino di considerarla, in toto, carta da macero.

Does it still matter ?


continua

Prima di cominciare il post di oggi desidero, con orgoglio, dare il benvenuto al Gruppo territoriale EMERGENCY di Rieti e al suo responsabile Tino Signorino. Da Ottobre alcuni dei miei post saranno dedicati alla sensibilizzazione di alcune tematiche che hanno fatto di EMERGENCY una delle ONG più importanti del mondo.  Li riconoscerete perchè avranno il logo di EMERGENCY.

Inoltre da oggi c’è anche una pagina del mio sito che contiene tutte le informazioni per conoscere meglio questa organizzazione. Troverete anche tutti gli aggiornamenti sulle iniziative in ambito locale (Rieti).

Ed ora lascio la “tastiera” a Tino Signorino che ci ha mandato questo articolo che, come si è soliti dire, “riceviamo e volentieri pubblichiamo”.

Rifinanziamento della guerra,
LEGALITÀ, VALORI E REALISMO DEL NO

In Afghanistan è in corso una guerra di aggressione, contraria alla legalità internazionale nell’avvio e nella conduzione. La partecipazione dell’Italia a questa guerra è incompatibile con la Costituzione, è stata decisa per mera subordinazione e viene sostenuta per «non essere esclusi dal governo del mondo».
La guerra include, per definizione, la distruzione di esistenze umane e l’accettazione della soppressione dei propri simili come «mezzo di risoluzione delle controversie». 
Questa ci pare una semplice descrizione dello stato di cose: una constatazione, non un’interpretazione.

La «guerra al terrorismo» è una metafora insensata se si traduce in aggressione armata a un paese, mietendo migliaia di vittime civili. 
L’idea d’instaurare con le armi democrazia e diritti, in sé contraddittoria, ha esibito nei fatti il suo fallimento.
Anche per chi non la «ripudia», anche per chi la sostiene, la guerra in Afganistan non riesce a enunciare propri obiettivi condivisibili, realistici, raggiungibili. 

La politica internazionale va riducendosi a politica militare. 
In Iraq, come in Afghanistan, come in Palestina, le vie della diplomazia e del dialogo sono abbandonate e sostituite dall’uso della forza.
L’Italia potrebbe realisticamente essere un soggetto attivo di politica internazionale connotato da una volontà incondizionata di pace, da un assoluto rifiuto della guerra.
Confermando la partecipazione alla guerra in Afganistan, il governo Berlusconi rinuncia a costruire questa identità per sottomettersi e conformarsi a scelte già risultate sterili e devastanti. 

La disponibilità alla guerra non è «un» tema accanto ad altri, ma definisce in maniera essenziale e decisiva le formazioni e i soggetti politici.  Il movimento per la pace – e dunque contro la guerra – non ha «governi amici» a priori. Deve in ogni caso sottrarsi a transazioni o “comprensioni”.
Il nostro più netto rifiuto degli orientamenti governativi sull’Afghanistan non esprime soltanto coerenza nelle convinzioni. Include una richiesta e una proposta.

Tino S.

 


continua


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