Liberi, ma non da subito!


“Il Rendiconto passa con 321 astensioni. La maggioranza assoluta a Montecitorio è di 316 deputati.
Le opposizioni garantiscono numero legale ma non partecipano.”


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Apple: c’è un altro Steve?

Prima o poi doveva accadere. Forse a causa delle condizioni di salute di Steve Jobs che non lasciavano presagire nulla di buono ecco che in un caldo giorno di Agosto la Apple (la nota casa produttrice di computer, iPhone, iPad e iPod) non ha più il suo fondatore come CEO: Jobs ha ritenuto di defilarsi da impegni così gravosi poichè non più in grado di continuare. La notizia non ha di certo colto di sorpresa coloro che seguono assiduamente le vicende di casa Cupertino (sede Apple). Da tempo gli analisti attendevano questa decisione e difatti il temuto contraccolpo delle azioni Apple a Wall Street non c’é stato. Quindi il post di oggi più alla notizia in se vuole essere un omaggio all’uomo Steve Jobs e a tutto quello che ha rappresentato, non solo per Apple ma per il settore informatico e dell’entertainment (Pixar) negli ultimi 30 anni, dal primo Apple fino all’ultimo Macbook Air: una continua ricerca e sfida sui materiali, i contenuti, la fruibilità. E’ in uscita alla fine di quest’anno una biografia autorizzata che racconta chi è Steve Jobs: “quest’uomo che veste usualmente jeans, un dolcevita nero e scarpe da ginnastica… si dice di Lui che sia un fanatico del lavoro, motiva chi gli sta intorno con entusiasmo, produce un cosiddetto “campo di distorsione della realtà”, appassionato di tecnologia, in grado di gestire con accuratezza ogni decisione, arrogante ed intollerante; in grado di manifestare una calma in stile Zen” (da VolainRete.it). Sono sicuro che Apple, nonostante qualche caduta di stile degli ultimi tempi, saprà proseguire sulla strada dell’innovazione. Per i prossimi due o tre anni saranno poche le conseguenze dell’abbandono del suo fondatore, infatti chi lavora in questo ambiente sa che i nuovi prodotti vengono sviluppati per essere distribuiti in un arco di tempo “a medio termine” e pertanto per i prossimi mesi le strategie della casa di Cupertino rimarranno sostanzialmente invariate. Vedremo in futuro cosa cambierà e soprattutto se, ora che Jobs si è “ridotto” a semplice dipendente, potrà ancora influire su qualche decisione importante.


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E ora tutti a casa!

Su una cosa il generalissimo e ormai zoppo Silvio B. aveva ragione: “queste amministrative saranno un test sul Governo”. Salvo poi come suo solito smentirsi, aveva ragione e da Milano a Napoli la gente ha detto “Basta!!!”.

Basta con il partito dell’odio (altro che amore), del tutti contro tutti, della mignottocrazia, delle leggi in deroga, dell’illegalità fatta decreto, dei toni esasperati, delle bugie. Questo deve essere l’inizio della fine di un ciclo in cui questi signori delle riforme “pro domo sua” per quasi un ventennio hanno messo in standby il nostro futuro e legalizzato la precarietà a tutti i livelli. Il nostro Paese dalla crisi è uscito da solo e questo i cittadini di Milano, Napoli, Cagliari, Novara, Trieste e tanti altri lo hanno capito. A loro va il plauso di tutti noi e l’ammirazione per essere rimasti indifferenti dinanzi alle sirene di questi sepolcri imbiancati, di chi prometteva loro di continuare a vivere nell’illegalità pur di consegnargli un altro mandato.

Adesso ci attende subito un’altra prova di Democrazia: il Referendum del 12 e 13 Giugno. Non è il momento di fermarsi, andiamo avanti: liberiamo l’Italia!

 


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“No B Day”

Fumogeni, cartelloni, musica, parole e molta gente in piazza. Questa è stata la manifestazione “No Berlusconi Day” del 5 dicembre 2009 nata dalla Rete, in particolare da un gruppo del social network Facebook, partita da piazza della Repubblica alle ore 14.00 e conclusasi a piazza San Giovanni.

Il motivo del raduno? Chiedere al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi , le dimissioni. Un enorme flusso viola ha inondato le vie di Roma come un antivirus contro questo sistema corrotto in modo strutturale. Era una manifestazione contro il corruttore Silvio Berlusconi ma in realtà tutti nel cuore sentivano che era una manifestazione contro il “Berlusconismo” che purtroppo dilaga nella maggior parte degli italiani, quello che Indro Montanelli, giornalista di quella destra legalitaria che non c’è più e forse non è mai esistita in realtà, definiva “feccia che risale il pozzo”. Un cartellone era molto esplicito a riguardo: “Non ho paura di Berlusconi in sé ma di Berlusconi in me”.

Tutti alla fine si sono riuniti a piazza San Giovanni dove si è tenuto il concerto. Prima dello spettacolo, sono intervenuti vari personaggi tra cui Moni Ovadia, Dario Fo, Franca Rame e Salvatore Borsellino (fratello di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia, sulla cui uccisione si annidano forti sospetti di un omicidio in cui presero parte la Massoneria – leggi Propaganda 2, di cui faceva parte anche il nostro premier, tessera 1816- e pezzi deviati dello Stato). L’intervento di Salvatore è stato uno squarcio al velo che oggi cela la Verità, ha detto tutto quello che nessuno osa dire ma tutto quello che un cartellone giustamente faceva intendere con un laconico “2+2 = 4″. Alla fine l’invito a Berlusconi di onorare per l’ultima volta il suo eroe Mangano, mafioso pluriomicida che Paolo definiva nell’ultima intervista rilasciata “testa di ponte per la mafia al Nord”, e di lasciare questo Paese, i cui veri eroi sono Falcone e tutti i martiri uccisi dalle stragi di Stato e di mafia. Non è intervenuto nessun leader politico, sebbene fossero molte le bandiere di partito presenti in appoggio alla manifestazione, in primis quella dell’Italia dei Valori (i primi ad aderire e renderlo noto tramite una conferenza stampa) e dei Comunisti Italiani.

Si è discusso di Mafia, delle vicende dell’Abruzzo, di Napoli, del ponte sullo Stretto di Messina e del processo Mills e soprattutto si è fatta controinformazione, o meglio vera informazione.
Breve considerazione da parte nostra: siamo stufi delle solite censure delle varie tv (in particolare i telegiornali, tranne quello di Rai3, con i direttori nominati direttamente dal premier) e giornali, in particolare i professionisti della calunnia come Il Giornale e Libero. E’ ora di dire basta! Eravamo in moltissimi, molti di più del primo maggio in cui di solito ci sono circa 500mila persone. Aver sentito dalla questura dire che eravamo 90mila non ci ha sorpresi, ma l’amore per la Verità che ci contraddistingue ha procurato in noi un forte amaro in bocca per tutte le persone ancora succubi dell’informazione di regime. Alla fine Piazza San Giovanni e le vie limitrofe erano stracolme di persone, era un mare eterogeneo di giovani, famiglie con bambini, anziani e disabili provenienti da tutta Italia. Tutti per gridare il nostro dissenso contro Berlusconi e questo governo di servi e attori. E’ stata una bellissima manifestazione, ben organizzata, e soprattutto apartitica!

Un solo grido contro Berlusconi:
“BERLUSCONI DIMETTITI, BERLUSCONI FATTI PROCESSARE”

di:
Gianluca Tozzi e Gabriele Lorenzoni.


continua


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