Apple: il male nero!

 

Tutti contro. Se alla FOXCONN (fabbrica cinese dove assemblano ANCHE prodotti Apple) gli operai si suicidano per lo stress e le condizioni disagiate di lavoro, allora la colpa è di Apple, di chi compra iPad, di chi usa iPhone. Quest’ipocrisia d’accatto che è tipica del giornalismo italiano è davvero mortifera per chi è alla ricerca della verità. In questi giorni s’è parlato molto della visita di Tim Cook (nuovo CEO di Apple) alla fabbrica cinese e si sono scritte davvero molte castronerie. In particolare l’assunto che è emerso leggendo i vari giornali italiani è che se le condizioni di lavoro di chi opera in FOXCONN sono così drammatiche, se i salari sono così bassi è perché Apple assembla li i suoi prodotti e poterne ricavare profitti economici migliori. Premettendo che al sottoscritto non interessa nulla se Apple va bene o male, se le sue azioni aumentano o decrescono, obiettivamente leggendo sui giornali italiani come starebbero i fatti si arriva solo ad una conclusione: Apple è il male e gli acquirenti sono i suoi discepoli. Quello che non emerge dal polverone sollevato (giustamente s’intende) dalle precarie, disperate a volte, condizioni di lavoro degli operai della fabbrica cinese è che Apple è solo una delle tante multinazionali estere che assembla li i suoi prodotti e che al momento è l‘UNICA azienda che si sta attivamente interessando alle condizioni di lavoro degli operai della FOXCONN.


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iPad 3: è ancora rivoluzione?

Come sapete le mie recensioni sono sempre piuttosto informali. Caratteristiche tecniche e altre amenità le potete trovare ovunque su internet, io preferisco concentrare l’attenzione sulle prime impressioni, sensazioni d’uso…giudizio da utente smaliziato. Quindi nelle prossime ora, qui troverete una sorta di racconto breve su quello che mi è piaciuto e non sul nuovo iPad (così Apple lo chiama). Il suo arrivo in Italia, atteso come quello di Babbo Natale, è per stanotte. Io l’ho provato (ed acquistato) in anteprima per il blog.


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A proposito di iPhone 4S

Dopo la non-recensione (leggetela come punto di partenza) eccovi due chiacchiere a proposito dell’iPhone 4S. Oramai è passato più di un mese da quando ho acceso per la prima volta l’ultimo nato in casa Apple. Vi scrivo alcuni pensieri sulla mia esperienza confidando che potranno tornare utili a chi, dopo aver letto la mia non-recensione, non s’è ancora deciso ad acquistarlo. Iniziamo subito con lo scrivere che l’attuale iPhone 4S in mio possesso in realtà non ha un mese di vita ma molto meno. E’ stato prodotto la settimana scorsa (Week 49) intorno a Mercoledì e mi è stato consegnato da un addetto al Genius Store dell’Apple Store di Roma Est il Venerdì successivo (stessa settimana!!!). Tralasciando i commenti filosofici sullo stato della globalizzazione attuale (un prodotto assemblato in Cina arriva nelle tasche dell’utente finale due giorni dopo) il mio nuovo iPhone 4S mi è stato sostituito perché al precedente, oggetto della non-recensione, s’era guastata la bussola digitale. In pratica segnalava un perenne messaggio di “interferenza magnetica” che non mi consentiva di utilizzare applicazioni tipo Google Maps , bussola, TomTom… La sostituzione è avvenuta in tempi rapidi (il giorno stesso in cui ho scoperto il problema) e la nuova unità (per il momento, sgrat, sgrat) non presenta problemi. Veniamo al dunque: 30 giorni con un iPhone 4S (anzi con due). Molte le impressioni positive e qualcuna negativa che voglio condividere con voi.


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iPhone 4S, la non recensione!

Eccolo qui, finalmente è arrivato il nuovo iPhone 4S, l’ultimo (ufficialmente) dell’era Jobs. A lui dedicato, (4s = for Steve) è uscito ufficialmente in Italia il 28 Ottobre 2011, abbiamo avuto la possibilità di poterlo ricevere ad una settimana di distanza perché, stavolta, non avevamo voglia di metterci in fila per il DAYONE. Qui troverete una serie di pensieri e non una recensione. Daremo risposta alla domada da 1 milione di euro: “Ne vale la pena?”.


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Quel che si lascia.

Non sono un buono nel senso letterale del termine. In me i sentimenti di odio e di vendetta a volte hanno la meglio. Dinanzi alla morte, quando mi ha colpito negli affetti, mi ha sfiorato nei momenti difficili ho sempre avuto un senso di smarrimento, di claustrofobico vuoto. Non mi posso considerare un uomo che ha una fede perché non credo che ci sia lassù un dio amorevole e misericordioso per alcuni, spietato e vendicatore per altri. “Lavoriamo nel buio, facciamo quello che possiamo per combattere il male che altrimenti ci distruggerebbe; ma se il fato di un uomo è nel suo carattere questa lotta non è una scelta, ma una vocazione; eppure a volte il peso di questo fardello ci fa vacillare, apre una breccia tra le fragili mura della nostra mente, permettendo ai mostri che l’assediano di entrarvi. E così ci ritroviamo a contemplare l’abisso, il volto ghignante della Pazzia!” Ciò che guida la mia esistenza sono sentimenti universali che vanno al di la di qualunque fede ed in cui il rispetto per la vita, in qualunque forma essa sia, ha il senso dell’assoluto. Forse è questo quel che si lascia, il rispetto guadagnato da chi ci ha conosciuto che non sarà molto ma se servirà anche ad un solo uomo o donna avrà raggiunto lo scopo. Perché vivrà oltre.


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Apple: c’è un altro Steve?

Prima o poi doveva accadere. Forse a causa delle condizioni di salute di Steve Jobs che non lasciavano presagire nulla di buono ecco che in un caldo giorno di Agosto la Apple (la nota casa produttrice di computer, iPhone, iPad e iPod) non ha più il suo fondatore come CEO: Jobs ha ritenuto di defilarsi da impegni così gravosi poichè non più in grado di continuare. La notizia non ha di certo colto di sorpresa coloro che seguono assiduamente le vicende di casa Cupertino (sede Apple). Da tempo gli analisti attendevano questa decisione e difatti il temuto contraccolpo delle azioni Apple a Wall Street non c’é stato. Quindi il post di oggi più alla notizia in se vuole essere un omaggio all’uomo Steve Jobs e a tutto quello che ha rappresentato, non solo per Apple ma per il settore informatico e dell’entertainment (Pixar) negli ultimi 30 anni, dal primo Apple fino all’ultimo Macbook Air: una continua ricerca e sfida sui materiali, i contenuti, la fruibilità. E’ in uscita alla fine di quest’anno una biografia autorizzata che racconta chi è Steve Jobs: “quest’uomo che veste usualmente jeans, un dolcevita nero e scarpe da ginnastica… si dice di Lui che sia un fanatico del lavoro, motiva chi gli sta intorno con entusiasmo, produce un cosiddetto “campo di distorsione della realtà”, appassionato di tecnologia, in grado di gestire con accuratezza ogni decisione, arrogante ed intollerante; in grado di manifestare una calma in stile Zen” (da VolainRete.it). Sono sicuro che Apple, nonostante qualche caduta di stile degli ultimi tempi, saprà proseguire sulla strada dell’innovazione. Per i prossimi due o tre anni saranno poche le conseguenze dell’abbandono del suo fondatore, infatti chi lavora in questo ambiente sa che i nuovi prodotti vengono sviluppati per essere distribuiti in un arco di tempo “a medio termine” e pertanto per i prossimi mesi le strategie della casa di Cupertino rimarranno sostanzialmente invariate. Vedremo in futuro cosa cambierà e soprattutto se, ora che Jobs si è “ridotto” a semplice dipendente, potrà ancora influire su qualche decisione importante.


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Apple a tutto consumer!

Loro, quelli di Apple, sono diventati famosi per lo spot sul nuovo Macintosh del 1984 ispirato a “quel” 1984 di Orwell: il grande fratello comunicatore che tutto vede e controlla. Ora che sono diventati proprio come gli odiati conformisti e monopolisti di quel libro le cose sono parecchio cambiate e la svolta che la casa di Cupertino si è imposta è stata un bel calcio al Think Different e un abbraccio a tutto tondo del mercato consumer . Ve li ricordate i bei tempi dell’anticonformismo quasi anarchico di Apple? Rinfrescatevi la memoria con un spot ormai démodé.


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Il ruggito del Leone

Tutto pronto per il gran giorno del lancio dell’ultima versione del sistema operativo per Mac: Apple OSX 10.7. Salvo imprevisti uscirà Mercoledì 20 Luglio. L’attesa è finita ed ora la domanda che ricorre di più è: ne vale la pena? Essendo scritto come Developer presso il sito Apple dedicato agli sviluppatori, ho potuto seguire fin da subito la nascita e l’evoluzione di questo sistema operativo: dall’esordio dello scorso anno con la prima Developer Preview fino ad arrivare alla Golden Master (ultima versione prima del lancio) della scorsa settimana. Durante tutto il percorso di sviluppo, Lion si è messo in evidenza per la sua stabilità e buona velocità di avvio fin dalle prime beta. L’unica nota stonata è che gli utenti del Macbook Air di ultima generazione dovranno dire addio al lancio in due secondi dalla visualizzazione della rotellina sotto la mela…ora ne serviranno un po’ di più ma per il resto sarà il “solito” OSX veloce e scattante.


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iPad 2: la recensione

Premessa.
In realtà questa premessa sarebbe dovuta essere un post ben più lungo, post al quale ho rinunciato quando ho avuto l’occasione di scrivere la recensione del nuovo iPad e quindi evitare che questo blog fosse troppo Apple-centrico. Dunque le cose stanno così: Apple è cambiata. Da tempo il “think different” sembra essere diventato solo un nebbioso ricordo per i più addicted. Il mercato si è allargato oltre ogni previsione e di trimestre in trimestre Steve Jobs e soci hanno tramutato la filosofia del “pensa diversamente” in “vendi sempre di più”. Cosa ha comportato questo? Che i prodotti (tutti) hanno subito un crollo verticale a livello di processo costruttivo con differenti specifiche per i materiali usati. La tanto famosa qualità Apple è ormai quasi del tutto scomparsa. Oggi riuscire ad acquistare un prodotto della mela senza averlo cambiato almeno una volta è roba quasi da fortunati. Ormai tanti sono i fornitori di materie prime (display, plastiche e altre componenti hardware) che difficilmente due iMac l’uno di fianco l’altro saranno uguali. Ecco quindi che troviamo display gialli, macchiati, con il vetro sporco o pieno di polvere, sensori di temperatura che fanno impazzire le ventole, superdrive rumorosi, ecc. L’esempio fatto per gli iMac è il medesimo anche per altri prodotti di Apple: iPad con la polvere sotto il display, pixel bruciati, aree più luminose, case già graffiati o sporchi. Tutto questo tra le “spallucce” di chi vende e che vi cambierà il vostro iMac anche diverse volte ma con risultati differenti solo nelle problematiche. Apple deve cambiare, deve farlo in fretta magari anche rinunciando ad un po di mercato perché questi ritmi di vendita sono diventati insostenibili per chi dichiara di produrre tecnologia di qualità. Se questo cambio di rotta non dovesse avvenire prima o poi sempre più persone cominceranno a mettere in discussione ciò che prima si dava per scontato e sinonimo del marchio della mela: la qualità.


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Quando iPhone 4 è stato presentato, tra le nuove funzionalità introdotte (HDR, Filmati in alta definizione, Giroscopio, Fotocamera da 5MP, Display Retina) una ha fatto storcere il naso ha più di una persona: FaceTime, la videochiamata secondo Apple. I più critici hanno subito strillato dove fosse la novità visto che le videochiamate sono circa 10 anni che sono realizzabili grazie alla tecnologia 3G (introdotta per la prima volta dal gestore “3″ e dai suoi videofonini).

Ma, prove alla mano, FaceTime è davvero qualcosa di nuovo e rivoluzionario per un motivo molto semplice: funziona!

Limite dell’uso sotto WI-FI a parte (vedremo poi che si tramuta in vantaggio) la videochiamata di Apple è qualcosa che non si era mai visto (e sentito) nei nostri smartphone o meglio iPhone 4 ed iPod Touch.

In primis la qualità e fluidità delle immagini sorprendono in ogni momento: finalmente possiamo vedere non solo il nostro interlocutore in modo chiaro e definito ma anche ciò che lo circonda poiché la qualità delle immagini lo consente. Inoltre è anche possibile scambiare “al volo” la camera frontale con quella posteriore e mostrare il nostro paesaggio all’interlocutore. Niente scatti, niente perdite d’audio, niente immagini sfocate o a blocchi: esattamente ciò che non capita MAI con le videochiamate tradizionali. Altra caratteristica insuperabile è la qualità dell’audio: superiore ad una chiamata solo voce.

Scrivevo poco più su che FaceTime è, al momento realizzabile solo tramite connessione Wi-Fi e tra utenti iPhone 4 e iPod Touch di ultima generazione. Esperimenti (in regime di jailbreaking) hanno dimostrato che anche in 3G, FaceTime rimane su livelli qualitativi elevati ma questo ha un prezzo: la connessione dati su rete mobile che non è a costo zero. Perché finora non abbiamo detto che FaceTime è gratis al 100% (eccezion fatta per la prima attivazione su iPhone 4 tramite invio di un SMS). Non è poco.


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