Se questo è un imprenditore!
Pubblicato da Ipnotik il 28 nov, 2011 su Blog, Politica, Sociale | 0 commenti
Termini Imerese, oramai ex fabbrica FIAT, ha chiuso i battenti. Centinaia di persone tra dipendenti ed indotto sono senza lavoro. Il nuovo che avanza (anzi che si decompone), espresso dallo stile imprenditoriale di Marchionne, ha finora prodotto solo danni per i lavoratori e dividendi per i vertici del gruppo. Questi si che sono imprenditori! Il rilancio dell’Italia, con questi bugiardi che con gli aiuti statali ci danno lezioni di business, è impossibile! Nel post di oggi pubblichiamo due lettere che sono emblematiche di una realtà imprenditoriale che, mentre continua a ricevere sostegno dai governi di mezzo mondo, opera rilanciando la crescita economica chiudendo le fabbriche!
La prima lettera è un’iniziativa del bloggher di Attualizzando, Enrico Proserpio.
Termini Imerese chiude e lascia a casa più di duemila persone. Ma Marchionne non aveva promesso che se si rinunciava a certi diritti avrebbero continuato a produrre e avrebbero salvato i posti di lavoro? Evidentemente Marchionne non ha idea di cosa significhi mantenere la parola data, non ha idea di cosa significhino parole come “onore” e “lealtà”. Mi chiedo anche cosa farà e cosa stia facendo il governo in questa situazione. Se il governo avesse del buon senso e soprattutto la voglia di salvare il paese e non solo le banche, trasformerebbe questa disgrazia nell’occasione di iniziare una nuova politica economica ed energetica che porti l’Italia ad essere finalmente un paese civile e democratico. Lo farà? Nel frattempo io glielo suggerisco e invito voi tutti a fare altrettanto copiaincollando la lettera riportata qui sotto (e firmandola a proprio nome) ed inviandola all’indirizzo mail del ministero dell’economia e delle finanze, ufficio.stampa@tesoro.it, di cui Monti è ministro, perché la presidenza del consiglio non ha una mail a cui un cittadino possa scrivere. O, meglio ancora, scrivete una lettera cartacea indirizzata al seguente indirizzo:
All’attenzione del Presidente Monti,
C/O Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
00187 Roma – Italy
Egregio Professor Monti,
da giorni si sottolinea la differenza tra il buffonesco governo Berlusconi fatto di soubrette ed incapaci e il suo, fatto di grandi tecnici e professori. I titoli suoi e dei suoi ministri sicuramente dicono questo, ma credo sarebbe utile anche mostrare che c’è differenza nei fatti. Non mi riferisco alle notizie di cronaca rosa e giudiziaria che hanno coinvolto il precedente governo e il suo leader in particolare. Sono certo che Lei non sia uso a certe pratiche e che abbia un profilo di maggior serietà. Mi riferisco piuttosto alla linea politica che da anni impera in questo paese e non solo. Se discontinuità deve esserci, essa deve dimostrarsi sulla fine del neoliberismo che ha distrutto e sta distruggendo il paese. Gli esempi dell’Argentina, della Grecia e dell’Islanda sono indicativi. Per quasi due decenni i governi che si sono succeduti (e non solo quelli di destra) hanno servito gli interessi delle grandi aziende e delle banche e siamo oggi a misurarne i risultati: un’azienda che solo pochi mesi fa ricattava i lavoratori perché rinunciassero a dei diritti in cambio della continuazione della produzione e del mantenimento del posto di lavoro sta ora chiudendo uno dei principali stabilimenti lasciando in mezzo alla strada più di duemila persone. Mi riferisco al caso della FIAT e dello stabilimento di Termini Imerese. È a quegli operai che Lei deve dare ascolto e aiuto perché sono quegli operai a detenere la sovranità (essendo parte del popolo) dell’Italia e non le banche internazionali. È agli interessi del popolo italiano che Lei deve dare ascolto e appoggio.
Non voglio, con questa missiva, porre solo delle lamentele. Preferisco proporre delle soluzioni possibili, per quanto solo accennate, oltre che delle critiche. Lei ha il potere e le conoscenze necessarie a fare ciò che credo sia giusto: statalizzi lo stabilimento di Termini Imerese. Il governo acquisisca quello stabilimento e cominci a produrre automobili ecologiche come quelle elettriche e quelle ad aria compressa. È chiaro a tutti che esse producono meno profitto di quelle inquinanti perché consumano meno. Non possiamo pensare che le grandi aziende private facciano ricerca e producano mezzi ecologici perché è contro i loro interessi. Per questo la privatizzazione, che è nelle sue intenzioni, dei beni comuni è oggettivamente sbagliata e moralmente iniqua. Sono certo che Lei, Professore, abbia l’intelligenza per comprenderlo. Abbia anche il coraggio di cambiare davvero le cose e di rimettere certi governi stranieri e certi interessi delle lobby al loro posto! Se vuole davvero salvare questo paese deve cominciare ad agire secondo parametri differenti da quelli usati fino ad oggi e che hanno portato alla crisi e all’impoverimento della gente. Cominci una nuova politica energetica, riporti energia e acqua, beni necessari alla vita, ad essere dei commons e non dei beni economici nelle mani di pochi. Investa sulle rinnovabili, faccia in modo che ogni casa sia indipendente energeticamente, che l’Italia si liberi finalmente dalla dipendenza del petrolio. Si può fare e in poco tempo, ma ci vuole la volontà di farlo.
Professore, Lei è stato accusato da molti di essere espressione dei poteri forti e la politica che fino ad oggi ha proposto non smentisce questa voce. Chi ci guadagnerà dalle sue privatizzazioni e liberalizzazioni? Quei poteri forti che Lei dice di non conoscere. Sinceramente, anche io sono tra quelle persone che pensano a Lei come all’uomo delle banche e non come al rappresentante della gente (cosa che Lei, secondo la Costituzione, dovrebbe essere). Anche io sono tra coloro che pensano che Lei svenderà la sovranità popolare alle lobby economiche, che impoverirà la gente per arricchire i grandi capitali, che accentrerà la ricchezza nelle mani di pochi.
Mi smentisca, Professore! Mi costringa a rimangiarmi ciò che ho fino ad ora affermato, mi costringa ad ammettere che avevo torto, mi costringa a prendere atto del fatto che Lei ha agito per salvare la vita e la dignità del popolo italiano contro l’interesse bieco di chi non esita a lasciare per strada duemila operai per semplice lucro!
Nel porgerLe i miei più cordiali saluti, mi metto a sua completa disposizione per ogni chiarimento e dibattito sui temi da me toccati.

Di seguito la lettere a di Maurizio Zipponi, Responsabile nazionale lavoro-welfare dell’Italia dei Valori, all’Ad di Fiat Sergio Marchionne, pubblicata sul settimanale ‘Gli Altri’
Caro dottor Marchionne,
diciamo la verità: lei è un bugiardo. Non in senso offensivo: nel senso che dice molte bugie. Lei ha detto che gli italiani dovrebbero ringraziarla per quello che ha fatto per la Fiat. Cosa ha fatto per la Fiat? L’ha estirpata dall’Italia e l’ha portata in America. Lei dice: ma io ho comprato la Chrysler! Già è vero: lei ha ottenuto il 51 per cento della Chrysler per metà coi dollari del governo americano e per metà con gli euro del governo italiano. Non ha sborsato una lira. La Chrysler l’abbiamo pagata noi.
Vediamo un po’ di riassumere come sono andate le cose.
Primo atto. Che inizia nell’epoca nella quale Marchionne non era ancora alla Fiat. Gli azionisti Fiat, nel 2000, decidono di disfarsi della Fiat auto e di venderla alla General Motors. La quale sottoscrive un obbligo di acquisto. Ma poi decide di non rispettarlo, perché vede bene come vanno le cose e stabilisce che non le conviene. Le conviene pagare la penale alla Fiat: un miliardo e mezzo di euro. Intanto le banche, che hanno prestato una quantità enorme di denaro alla Fiat, chiedono di rientrare. Ma la Fiat non ha i soldi. Le banche però hanno in deposito, come garanzia, le azioni Fiat. Potrebbero decidere, a quel punto, di diventare maggioranza in Fiat. Ma decidono di non farlo e di rivendere le azioni a Fiat a prezzi stracciati. L’operazione costa alle banche 8oo milioni di euro. Un bel regalo per Fiat, a spese dei correntisti.
Secondo atto. A quel punto, a metà del decennio, arriva lei, dottor Marchionne e promette alcune cose importanti. 1) L’obiettivo della Fiat è vendere 2 milioni di auto all’anno. 2) La Fiat intende operare in modo da unirsi con altre società straniere e formare un gruppo più grande in grado di produrre complessivamente 5 o 6 milioni di auto all’anno. 3) In Italia l’obiettivo è di produrre un milione e seicentocinquantamila auto all’anno. (solo negli stabilimenti italiani). 4) Rilancio dello stabilimento di Termini Imerese, con una ristrutturazione in parte da realizzarsi con i sussidi della regione. 5) Inizio a Pomigliano di una produzione a forte valore aggiunto, e cioè quella di un nuovo Suv.
Benissimo. Eccellente programma. Di tutto questo, dottor Marchionne, non si è fatto nulla.
Terzo atto. Intanto però lei ha iniziato a progettare varie operazioni sul piano internazionale. La prima è il tentativo di acquisto dell’Opel, visto che la General Motors era in difficoltà e voleva liberarsi del suo ramo tedesco. Si presentò in Germania con una proposta simile a quella che poi, nell’agosto scorso, ha portato a Pomigliano d’Arco. Lì però non ci fu bisogno dell’opposizione della Fiom. Fu la signora Merkel – la quale dicono non sia proprio comunista – a farle una gran pernacchia e rispedirla a casa: a quelle condizioni non si poteva nemmeno iniziare a negoziare.
Subito dopo ha incrociato il fallimento della Chrysler. E ha incrociato la decisione del governo americano di intervenire sulla Chrysler, perché il governo americano aveva deciso che la produzione automobilistica doveva restare negli Usa. Il governo americano ha investito una barca di dollari sulla Chrysler, per salvarla, e ha accettato l’ingresso di Fiat nella società. Le ha offerto il 35 per cento delle azioni, senza che lei sborsasse un solo dollaro, in cambio di tecnologie a basso impatto ambientale, e in cambio dell’impegno che i nuovi modelli Fiat (per esempio la 500 elettrica) si costruissero in America. Diciamo che l’operazione era semplice: togliere produzione all’Italia, cederla all’America e in cambio avere un pezzo di Chrysler. Il prezzo restante per arrivare al 51 per cento delle azioni lei invece lo ha messo in denaro. Quanto denaro? Quale denaro? Circa un miliardo di dollari. Raccolti come? Nelle banche italiane e con i risparmi realizzati attraverso la Cassa Integrazione negli anni 2008 (150 milioni), 2009 (300 milioni) 2010 (altri 300) e i previsti ulteriori 300 milioni del 2011. Diciamo che i soldi per l’operazione “americana” in parte li ha messi Obama e in parte lo Stato italiano. I contribuenti. Il risultato dell’operazione? Che tutto si sposta in America. I nuovi modelli verranno decisi in America, la direzione strategica è in America, la ricerca è in America, la produzione in parte è in America e in parte in altri paesi a basso costo del lavoro.
E in Italia? L’Italia, grazie all’operazione Marchionne, non è più un paese che dispone di un’industria automobilistica, e la Fiat registra impietosamente e costantemente un calo dei propri prodotti, sia nel mercato italiano che in quello europeo, doppio rispetto alle altre case automobilistiche, senza che siano programmati nuovi modelli costruiti nel nostro Paese per tutto il 2011. In Italia resteranno alcuni impianti di montaggio, perché, dato che è un mercato molto interessante, questi impianti sono necessari. Punto e basta.
Capisce, dottor Marchionne, perché mi viene di darle del bugiardo? Lei disse: rafforzerò Termini Imerese! E Termini Imerese chiude i battenti. Lei disse: porterò la produzione di un nuovo Suv a Pomigliano! E invece ha portato la Panda. Lei disse: potenzieremo la Lancia! E invece ha ceduto il marchio Lancia agli americani e ha spostato la produzione negli Usa e in Polonia con i lavoratori italiani che da tre anni sono in cassa integrazione. Lei promise di produrre in Italia un milione e seicentocinquantamila auto e oggi ne produce a malapena seicentomila compreso i furgoni. E nulla dice del destino di Iveco (camion) e CNH (macchine movimento terra). Lei disse: la parte innovativa della produzione auto resterà in Italia! E invece non ci è restato niente, quel che è restato in Europa è finito in Polonia. Dove ha deciso di costruire – ad esempio – anche il nuovo motore bicilindrico che servirà alle auto di piccola cilindrata (cinquecento, panda, punto, etc.) mettendo a rischio per i prossimi anni lo stabilimento di Termoli.
Sono due anni che dichiara di voler investire in Italia 20 miliardi e di questi se ne sono visti a malapena 2. Di sicuro ha ricattato i lavoratori, spaccato le organizzazioni sindacali e ora continua ad insultare gli italiani: francamente mi sembra un po’ troppo.
Certo, dottor Marchionne, ha fatto gli interessi degli azionisti e i suoi personali. Danneggiando in modo disastroso gli interessi dell’Italia. Lei mi dirà: “E’ il mercato, bellezza!”. Già, ma almeno la smetta di dire bugie e di provocare con quelle affermazioni dissennate (tipo: “gli italiani dovrebbero ringraziarmi!”). Non le pare che sarebbe più elegante?
Dopodiché la mia rabbia non è tanto nei suoi confronti. E’ nei confronti del governo che la ha lasciata fare (mentre Sarkozy non è rimasto con le mani in mano quando la Renault aveva deciso di andarsene in Turchia; e infatti la Renault è rimasta in Francia). E poi nei confronti dell’opposizione, che quando noi dell’Idv, soli nel deserto, mettevamo in guardia su quello che stava facendo la Fiat, ci ha lasciati soli.
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